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il nostro impegno, i nostri ideali

XXVAprile 2026 – Le nostre parole

Autorità, Cittadine e Cittadini,

prima ancora che festa nazionale, celebrare il 25 Aprile deve essere un atto di coscienza civica. Significa fare Memoria: riconoscere le radici della nostra libertà. Con gratitudine per il passato e speranza per il futuro.

Tuttavia, puntualmente, il dibattito pubblico viene inquinato da chi tenta di ribaltare la Storia. Da anni assistiamo a un tentativo sistematico di delegittimare l’antifascismo come fondamento della Repubblica: si confondono torti e ragioni, si equiparano i caduti Partigiani ai militi della Repubblica Sociale o si riducono i reparti della Wehrmacht a presunte «bande musicali».
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Ci inchiniamo di fronte alla morte, ma la Storia - anche di quelle morti - è stata ampiamente giudicata. Come ricordava Italo Calvino, dietro il milite delle brigate nere, per quanto convinto o in buona fede, c’erano i rastrellamenti, le torture, lo sterminio; dietro il partigiano più ignaro o spietato, c’era invece la lotta per una società pacifica, democratica e giusta.

Il fascismo fu un sistema nato nel sangue dei braccianti bastonati, delle Case del Popolo date alle fiamme, degli omicidi politici. Fu una violenza metodica, divenuta regime con la Marcia su Roma e grazie al letale abbraccio di una Corona vile che consegnò l’Italia a vent’anni di oscurità.

Oscurità e morte: dalle sabbie della Libia ai gas in Etiopia, fino al sangue della Spagna e all’occupazione dell’Albania.

Poi le leggi razziali, i campi di concentramento, la Risiera di San Saba, la Russia, l’orrore dell’occupazione della Jugoslavia. Scolpita come un marchio d’infamia la frase del generale  Mario Robotti: «Si ammazza troppo poco». In queste parole risiede la nuda verità della repressione fascista.

Oggi assistiamo a subdoli tentativi di edulcorare quel passato, magari tagliando alla cultura, ai fondi agli istituti storici (solo in Emilia Romagna istituto Cervi, comitato di Marzabotto,  la Fondazione Fossoli perderanno il 20% delle risorse per il taglio operato dal Governo) oppure derubricando i rigurgiti neofascisti a «folklore». 

Ma non è folklore il simbolismo della Xª MAS esibito in Parlamento, né lo sono i canti del Ventennio nella sede di un partito, neppure il ritorno dello squadrismo dell’ottobre scorso (a Genova addirittura nelle scuole). Non lo sono i saluti romani di Acca Larentia, né i «bollini di italianità»  distribuiti a negozi che evocano sinistramente le camicie brune degli anni Trenta. Non lo è il tentativo dei “fascisti del nuovo millennio» di utilizzare le aule del Parlamento per teorizzare la «reimmigrazione», sfidando il cuore della Repubblica nata dalla Resistenza. Ai deputati che hanno impedito questo «bivacco di manipoli», poi purtroppo sospesi, la nostra solidarietà.

A chi ancora derubrica questi fatti — fosse anche la seconda carica dello Stato — abbiamo il dovere di ricordare, con pacatezza, ma la necessaria fermezza, che quanto si sta sminuendo, quella ferocia, non fu un incidente di percorso, ma il frutto avvelenato di una ideologia che arrivò a negare l’umanità stessa. 

Ma in quell’orrore, nonostante quell'orrore, la responsabilità di alcuni italiani si fece coscienza, consapevolezza: scelsero la Libertà e la Speranza contro la paura. Sotto le bandiere del CLN, identità diverse - comuniste, socialiste, cattoliche, azioniste liberali - trovarono una sintesi superiore. 

In quel patto tra diversi nacque la nostra convivenza, fondata sulla giustizia sociale, sul lavoro, sul ripudio della guerra e sulla pace.

Ecco cosa celebriamo ogni 25 Aprile: quegli uomini e quelle donne, certamente, ma soprattutto i valori che oggi, più che mai, devono essere nostra bussola.

Nel trittico solenne degli ottantesimi anniversari — Liberazione, Referendum e Costituzione — il 1946 svetta come l’anno della grande scelta. Il popolo decretò che l’Italia dovesse appartenere a tutti: smettemmo di essere sudditi per riconoscerci Cittadini e Cittadine! 

Fu l’anno del voto alle donne, un diritto conquistato con la Resistenza e già sperimentato nelle Repubbliche partigiane, divenuto legge piena nel febbraio del '46. 

Da allora  la storia delle donne nella nostra Repubblica è un cammino d’orgoglio, fatto di coraggio tenace e di una straordinaria partecipazione, di emancipazione. Un cammino che attende ancora il suo pieno compimento e finché la parità non sarà assoluta nel lavoro, nella politica e nella società, il percorso non potrà dirsi compiuto.

Questa contraddizione tra il dettato costituzionale e la realtà non si ferma al genere, ma attraversa, purtroppo, tante fibre della nostra società. Non c’è dignità se non si accede al lavoro, oppure se quel diritto si sgretola nel fenomeno del «working poor» — anglicismo che nasconde il fenomeno dello sfruttamento — o dove la sicurezza diventa un lusso che si paga con la vita. 

Sia il rapporto Censis e quello Caritas del 2026 allarmano per gli indici di povertà: 10 % della popolazione. Una povertà che è ormai "ereditaria": una trappola generazionale; altro che ascensore sociale!  Esclusioni e solitudini che indeboliscono il tessuto sociale e rischiano di soffocare la democrazia stessa. 

La democrazia vive della partecipazione e nella partecipazione, non solo nel voto. Abbiamo bisogno di avere spazi sempre più grandi di democrazia, inclusivi, non di più divieti. 

Eppure qualcuno vorrebbe recintare il dissenso, dimenticando che la nostra Costituzione non si limita a tollerare la voce di chi protesta, ma promuove la partecipazione, anche se critica. Partecipare non è un attacco alle istituzioni, ma l’esercizio più alto della sovranità popolare.

Infine, la preoccupazione più grande: non può esserci giustizia senza il diritto alla Pace. Dalla denuncia della "terza guerra mondiale a pezzi» di Papa Francesco, vediamo solo passi indietro della diplomazia. Salvo la posizione della Spagna di Sanchez, la stessa solitudine pacifista di Papa Francesco è quella odierna di papa Leone. L'Europa tentenna … Eppure siamo di fronte al dilagare dei conflitti,  ad un riarmo globale senza precedenti!

Nella nostra repubblica, nonostante il monumentale articolo 11, il Governo punta ad elevare la spesa militare al 2,5% del PIL, pari ad esborso di 23 miliardi di euro in soli tre anni, che in quindici, diverranno 130 miliardi di euro sacrificati sull’altare di nuovi sistemi d’arma.  

E' nell’illusione che questa deterrenza militare sia risolutiva, nel mondo si arriva a ventilare come possibile l’uso tattico dell’arma nucleare. 

Siamo al definitivo tramonto del diritto internazionale. L’idea di un consesso tra nazioni, tra pari, è stata sostituita dalla cinica invenzione trumpiana del "Board of Peace»: un tavolo da poker per pochi potenti, dove si partecipa se si è ricchi, e si vince soltanto usando la forza, magari minacciando la fine di una civiltà, azzardando temerarie  dispute teologiche su guerre giuste o meno. Siamo al delirio di onnipotenza 

Nel mentre il pianeta è ferito da oltre cinquanta conflitti. E’ l’Ucraina, sotto i bombardamenti russi; è il dramma del Sudan, con quattordici milioni di rifugiati; è la striscia di Gaza con il genocidio del popolo palestinese, l’invasione del Libano, i bombardamenti in Iran, il rovesciamento dello stato Venezuelano, sono le nubi autoritarie su Cuba, … 

Davanti a questa deriva, abbiamo il dovere di non piegarci, ma di trovare in noi stessi la forza di essere oppositori, di pretendere la piena applicazione del dettato costituzionale, del nostro essere repubblica che ripudia la guerra, di manifestare il nostro dissenso, il nostro pacifismo.


FERMIAMO QUESTO NUOVO FASCISMO ! 


Parole retoriche ? Impresa impossibile ? Scelte impraticabili ? Cosa possiamo fare ?

Sono domande che meritano rispetto, magari sorte anche oggi in questa piazza.

«Essere consapevoli è faticoso. È molto più semplice non sapere, non informarsi, non scegliere. Ma ogni volta che resti indifferente, stai lasciando che qualcun altro decida al posto tuo» ci sprona Antonio Gramsci 

Da queste parole, da questo invito alla consapevolezza, con grande umiltà, suggerisco una riflessione

Guardiamo al nostro Monumento dedicato ai Partigiani e ai Patrioti fornovesi.

Quel monumento, che la nostra sezione ANPI ha voluto con ostinazione, non è solo pietra. È storia e carne. Custodisce i nomi di 177 giovani. 11 Vite spezzate, sogni interrotti. Il più giovane tra loro aveva solo diciassette anni: un gigante.

Seppero opporsi. Lo fecero quando erano una minoranza, quando l'impresa era folle e impossibile. Eppure, proprio da quel 'no' pronunciato in pochi, si è costruita la libertà di cui noi oggi godiamo: è l’aria stessa che respiriamo in questa piazza. Significa essere, oggi, quegli uomini liberi che loro sognavano di diventare.

Ecco, guardando a quel monumento, io credo, troveremo le risposte, sapremo scegliere.


ORA E SEMPRE RESISTENZA,

viva il XXVAprile

giulio varacca
ANPI
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le foto di Cesare Groppi

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XXVAprile 2026

Iniziative in Fornovo di Taro

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“Andrej” – “Milan” – “Ras”

Esistono ferite che la Storia ha il dovere non solo di curare, ma di interrogare instancabilmente, anche per avere gli strumenti corretti per vivere il presente e progettare il futuro. Lo facciamo ogni volta che commemoriamo.

Perché commemorare non è un verbo passivo. Commemorare significa, etimologicamente, 'ricordare insieme', non un semplice richiamo alla mente, ma riportare nel cuore.

Non siamo qui solo per celebrare morti, martirii. Il sacrificio di Andrei, Milan, Ras, il loro esempio, interroga noi che siamo vivi. Serve a chiederci: 'Cosa stiamo facendo di quel sacrificio? Cosa stiamo costruendo con quel lascito?'
 

Ecco cosa facciamo oggi a Vizzola.

In questo mondo in fiamme, dove non esiste più il Diritto, dove dall’Ucraina al Libano, dall’Iran a Gaza, in oltre 50 luoghi nel pianeta esiste la parola: guerra.

Parola che Andrei Milan Ras, volevano cancellare definitivamente. Ecco il loro lascito. 

"Evitare le guerre è opera della politica; ma stabilire la pace è opera dell'educazione." Ci ricorda Maria Montessori 


Educazione, quindi. Deriva dal latino e-ducere: che potremmo tradurre con condurre fuori, trarre alla luce, una definizione che credo possa ancora descrivere perfettamente la Resistenza e il suo lascito (LEGACY).

L'insegnamento di questi "piccoli grandi maestri" non è militare e neppure fissato in un tempo remoto, ma è un percorso di crescita civile. Ecco il traguardo più grande della Resistenza: offrire un'educazione alla Pace, contro la violenza, contro ogni la sopraffazione, basata sull'eguaglianza e la Solidarietà, garantendo diversità e dissenso. In una parola ANTIFASCISMO. E’ Insegnamento che giunge a noi attraverso il lavoro dell’Assemblea Costituente. Attraverso la Costituzione.


E' il nostro diritto alla felicità. Un diritto che, come ci ricordava Piero Calamandrei, è nato anche davanti il cimitero di Vizzola, dal sangue di Giuseppe Ferdinando, Andrea che consacra questa terra.

Raccontarli con nuovi occhi, per ricordarli sempre. In questo senso...


La Resistenza Continua

Vizzola 2026

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Commemorazione Vizzola

Amministrazione Comunale Fornovo di Taro - Anpi Fornovo di Taro - Scuola Primaria “Liliana, Luciano, Roberto Fano” Riccò - Circolo arci “Antonio Guatelli” Riccò, commemorano le vittime dell'eccidio nazifascista avvenuto nel primo giorno di primavera del '45


Venerdì 20 marzo, ore 10.00

Pieve di Vizzola - Fornovo di Taro


Vi aspettiamo

Il primo giorno di primavera del 1945, nelle nostre colline presso il cimitero di Vizzola, cadevano, fucilati dai fascisti della Divisione Italia, Azzolini Giuseppe "Andrei", Bremi Ferdinando "Milan", Andrea Bianchi "Ras


Catturati il 14 marzo durante un rastrellamento, a Castrignano di Langhirano, dai bersaglieri della divisione Mameli, sono pretesi dai bersaglieri della divisione Italia e trasportati a Sala Baganza nella sede della stazione della Guardia Nazionale Repubblicana.

Il 21 marzo, nonostante le rassicurazioni fornite ai familiari circa un rapido rilascio, sono trasportati attraverso i Boschi di Carrega, poi lungo la Statale, fino a Vizzola


Qui fucilati

I fascisti se ne vanno cantando

I corpi sono ricomposti dagli abitanti del luogo

Andrei 17 anni
Milan 24 anni
Ras 28 anni

Ora e Sempre Resistenza

Vizzola 2026

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Giornata della Memoria

Carissime/i,

in occasione della Giornata della Memoria, ANPI Fornovo e il Circolo ARCI “Antonio Guatelli”, propongono una serata condivisa per ricordare la Shoah e riflettere sul suo significato nel nostro quotidiano, oggi più che mai necessario. 


Proporremo letture, immagini e momenti di riflessione, provando a interrogarci su come il fascismo di allora, che ha generato persecuzioni, deportazioni e morte, mostri purtroppo inquietanti segnali di ritorno in questo nostro presente, in un mondo attraversato da conflitti, odio e violenze.


Sarà con noi la signora Barbara, figlia di Altobano Prampolini,  che porterà una testimonianza preziosa di  un sopravvissuto alla deportazione

Ricordare non è solo un dovere verso il passato, ma necessità per comprendere e difendere il nostro futuro.


Vi aspettiamo

MARTEDI' 27 GENNAIO ore 2045

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