Assemblea Comitati di Sezione – Intervento di ANPI Fornovo

Giulio Varacca

Prima di tutto un caro e sincero ringraziamento alla CGIL per l’ospitalità e soprattutto per il percorso comune che ci vede impegnati da tempo sul territorio. A partire dalle manifestazioni. Quelle belle manifestazioni di novembre e marzo: partecipate, civili, determinate. Di fronte ai cori fascisti e ai “me ne frego”, migliaia di persone – cittadini, associazioni, sindacato, partiti, istituzioni – hanno affermato un fronte di dignità, democrazia e antifascismo. Perché, senatore La Russa, quei rigurgiti non sono folklore: sono segnali di un passato che ritorna. Ai quali Parma, medaglia d’oro della Resistenza sa ancora anteporre gli anticorpi della Democrazia.
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... CONTINUA

Ma accanto al fascismo storico - quello sbraitato nella sede di FDI, come nei concerti del Bastione, oppure ad Acca Larenzia, a Predappio - vediamo oggi nuovi fascismi mascherati che si insinuano nelle pieghe della democrazia. Come ricordava Carmen Motta, nel suo appassionato intervento a Bosco, è il “Fascismo Eterno”: diverso nello stile, ma simile nella sostanza. A questo occorre rispondere generando nuovi anticorpi.


L’avanzata dell’estrema destra nel mondo, osserviamo che porta con sé il rifiuto del diritto internazionale e la rivalutazione della forza come criterio dei rapporti tra Stati. E’ di fatto smantellato lo ius gentium costruito e nel dopoguerra - che per quanto mitigato, introduceva leggi chiamate ad essere osservate da tutti i popoli - mentre si torna al nazionalismo aggressivo – principio del fascismo eterno - che divide e si basa sulla sopraffazione dell’altro, sull’uso della forza. E’ il prendere e lasciare adottato anche in questi giorni nei cosiddetti piani di Pace americani in Terra Santa oppure in Ucraina.  

Il tutto è accompagnato da un riarmo globale di dimensioni enormi. Riarmo che è paragonato da alcuni storici – ad esempio il prof. Barbero (noto bolscevico) – a quello che precedette la Prima guerra mondiale. Paragone certamente non tranquillizzante.

Preoccupa il ruolo dell’Unione Europea: nuovo apprendista stregone, partecipante al tavolo dei mercanti d’armi.  Secondo il Financial Times (famoso quotidiano radicale), i produttori europei hanno ampliato gli impianti di produzione di 7 milioni di metri quadri. Ampliamenti finanziati anche grazie a fondi UE. 

Spacciato per difesa, questo riarmo, trova atteggiamenti contrastanti anche nel nostro paese, anche in forze democratiche: a volte sottovalutato, a volte è sostenuto (si pensi al ReArmEurope).


Intanto la diplomazia di pace è assente, sostituita dalle dichiarazioni allarmanti dell’Alto Rappresentante UE Kallas, che da almeno un anno, si prodiga  sull’“inevitabile guerra con la Russia”. E’ di sabato scorso l’affermazione apocalittica del capo di stato maggiore della difesa francese: “Il Paese si prepari a perdere i suoi figli in guerra”. Colpisce l'ineluttabilità ed il sostanziale  disimpegno nel voler modificare questo ordine di cose. Si ritorna alle dottrine “teocon” di “legittima difesa preventiva” che a volte si spingono, addirittura, a ventilare l’uso tattico dell’arma nucleare.  

Attenzione – come giustamente ricorda il Card.Zuppi (ecclesiastico sovversivo) – “il riamo, la logica della forza, e con essa l’illusione della deterrenza, non fanno altro che richiamare altra forza, altro riarmo.”   E poi ?


In Italia come ossequiosi vassalli si accetta senza discutere la linea NATO, che incoraggia a dirottare risorse sociali verso la spesa militare. 


Secondo l’osservatorio Milex - osservatorio sulle spese militari Italiane (nucleo di noti agitatori) - il Documento di Programmazione Finanziaria prevede il passaggio dal 2% al 2,5% del PIL in spese militari tra il 2026 e il 2028: 23 miliardi in più in tre anni. MA nei prossimi 15 anni saranno 130 di euro destinati a nuovi sistemi d’arma, quindi circa 9 miliardi per le infrastrutture militari. 


Queste immense ricchezze destinate a strumenti di morte, sono incoerenti, se non addirittura incompatibili, con l’art.11 e la Pace come valore fondante della Repubblica. E allora ad ogni volta che si pronuncia Pace, ancora tre volte, tre, si gridi questa parola che sembra dimenticata anche dal dizionario: Disarmo, Disarmo, Disarmo.


E se qualcuno solleva dubbi, anche a discapito di etica e morale, portiamolo a riflettere insieme, dibattendo, sulla condizione economica del nostro paese, sulle priorità, sugli indirizzi che si intendono perseguire.

Perché nel frattempo, il Paese affronta un drammatico arretramento sociale: il Censis nel rapporto 2024 (a giorni la pubblicazione del rapporto 2025) registra - è vero - un aumento dell’occupazione, ma anche calo del PIL e crescita della povertà assoluta (5,7 milioni di persone, quasi il 10% della popolazione). I bambini poveri sono il 14%, indice che la povertà tende a trasmettersi e a consolidarsi: niente ascensore sociale; ne oggi per te, ne domani per i tuoi figli. 


Caritas e Gimbe nei loro rapporti 2025, confermano il quadro. Caritas addirittura evidenzia una nuova forma di povertà: il 9% delle famiglie italiane sono in povertà energetica; non sono in grado di usufruire di adeguate e affidabili forniture. Dieci milioni di adulti detengono risparmi inferiori i 2000 euro; insufficienti a qualsiasi tipo di emergenza economica. Dalla perdita dell’impiego ad una malattia. La fondazione Gimbe, parlando dell’impatto della manovra 2026, afferma che l’apparente crescita nasconde invece un definanziamento: dal 2023 al 2026 € 17,5 miliardi in meno alla Sanità. 


L’Ocse nel rapporto “Health at a Glance 2025” aggiunge un ulteriore tassello all’analisi: tra i 38 Paesi industrializzati e i loro sistemi sanitari, emerge che la spesa sanitaria italiana è stata pari all’8,4% del Pil, contro il 9,3% della media Ocse. Germania 12,7% del Pil; Francia con il 10,8% del Pil; Regno Unito con il 9,3% del Pil. 


L’Ocse collocando l’Italia tra i Paesi industrializzati che investono meno in sanità, ci dice infine che le spese per la sanità privata crescono fino a 48 miliardi l’anno, raddoppiando i propri incassi, passando dai 3,1 miliardi del 2016 ai 7,2 miliardi del 2023, pari a +137%. (dimenticavo: Censis, Caritas, Gimbe, Ocse risultano essere sobillatori marxisti)


A questo si aggiunge la crisi industriale: automotive, siderurgia e chimica di base sono in piena deindustrializzazione, compromettendo la base produttiva del Paese con conseguenze economiche, sociali e territoriali imprevedibili.


Chi sostiene che questi siano “temi sindacali” dimentica che povertà, disoccupazione, sfruttamento e mancanza di cure creano esclusione e impediscono partecipazione: sono senza tema di smentita forme di fascismo sociale. Sono quindi forme di fascismo su cui la nostra associazione ha il dovere di denuncia e di impegno

A ciò si somma un attacco diretto ai meccanismi di bilanciamento democratico sono la zavorra di cui questa destra vuole sbarazzarsi definitivamente. I tentativi di riforma costituzionale e le forzature parlamentari sulla giustizia, nei quali è stato praticamente impossibile discutere e valutare eventuali aggiustamenti di una riforma Costituzionale,  mirano a concentrare il potere e indebolire il Parlamento, non nascondendo un desiderio di deriva autoritaria. 


Preoccupa lo stato della democrazia; un vuoto politico, di idee, di visione, accompagnato da un drammatico abbandono di partecipazione popolare. Le modalità con si è accelerato sull’autonomia differenziata, il ricorso ad interventi vergognosi nelle Marche prima, in Campania poi,  evidenziano un degrado democratico, prima mai emerso nella storia repubblicana.

Di fronte a questo quadro, occorre fare fronte comune: tornare alla Via Maestra, promuovere partecipazione, analisi e consapevolezza critica.


Certamente avrete notato le definizioni caricaturali che ho adottato per descrivere alcune personalità o istituti. Le ho utilizzate per evidenziare che - lascito del ventennio berlusconiano - questo tipo di risposta è utilizzata dalla destra come risposta politica. Ed anche altro …

Trasformare il dissenso in nemico, delegittimare attraverso insulti e slogan (“comunisti”, “sciopero del venerdì”)anche  per giustificare limitazioni al dissenso stesso: leggi sulla sicurezza, precettazioni, vincoli agli scioperi. Ancora il  Fascismo Eterno.

Come ANPI, dobbiamo denunciare ma soprattutto educare alla democrazia. Educare non è imporre, ma “condurre fuori”: accompagnare alla conoscenza, alla comprensione, alla scelta libera. Aiutare per un cammino che conduca “fuori dalla caverna” dell’ignoranza, per conoscere, per capire, infine per scegliere: un atto di libertà. Noi facciamo così !

Questo è il nostro compito. Ma per farlo non basta citare Platone, Pericle e riferirsi - convintamente - alla nostra carta costituzionale; quanto meno dobbiamo interrogarci se gli strumenti che stiamo utilizzando, prima di tutto il linguaggio, siano appropriati e funzionali.

Abbiamo intrapreso il percorso del Terzo Settore, un passaggio che segna una tappa significativa nella nostra storia. Quasi tutte le sezioni hanno scelto di riconoscere nel Comitato provinciale la loro naturale estensione, un luogo in cui ritrovare unità di intenti e una visione condivisa. È vero: il percorso è stato complicato, l’assunzione di nuovi adempimenti burocratici e l’attenzione più stringente agli aspetti tecnici e amministrativi hanno richiesto impegno e rigore. Lo abbiamo verificato recentemente. Ma, pur nella fatica, sappiamo che questo cammino porta con sé l’opportunità  di rafforzare la nostra presenza e il nostro ruolo nel nostro territorio. 

Mi piace pensare a questa realtà come a una famiglia allargata, unita da valori condivisi e da un senso profondo di responsabilità e reciprocità. In questa prospettiva  suggerisco che ogni iniziativa, ogni richiesta di patrocinio, l’accesso ai bandi e la progettazione delle attività siano concepite in modo collegiale, nate da un confronto comune, da una riflessione corale che valorizzi la voce di ciascuno. Una intelligenza collettiva per Essere e Costruire, insieme.


Complicato ? Può darsi, ma in questo senso osservo con ammirazione l’esperienza de L’Antidoto. Un esercizio di collaborazione tra le sezioni, meglio sarebbe a dire comunione che - con quel pragmatismo, tipicamente femminile -  ci propone un modello possibile. Fatto anche - cosa assolutamente rilevante - di nuovi linguaggi.


Tra gli strumenti che saremo chiamati a scegliere insieme, infatti, vi sarà il LINGUAGGIO. 


La semplificazione del linguaggio nelle relazioni sociali e politiche, dei nostri tempi, non è soltanto sostenuta da ricerche scientifiche sulla comunicazione di massa, ma è oltraggiosamente evidente: la complessità del discorso pubblico si riduce ad un uso smodato di slogan con l'obiettivo, strategico, di scatenare emozioni come la paura, l’indignazione, l’orgoglio.

E’ la comunicazione pubblicitaria, il marketing,  applicato alla politica. Le cause sono molteplici e concatenate, ma uno degli aspetti principali è la trasformazione dei media. Siamo passati dal giornale → alla TV → ai social network ed ogni passaggio abbiamo osservato il conclamarsi di tre preoccupanti comportamenti: riduzione degli spazi di comunicazione; riduzione dei tempi; impoverimento del linguaggio. E non siamo alla fine: l’avvento dell’Intelligenza artificiale, la capacità di riconoscimento del singolo lettore, follower, attraverso algoritmi, rendono possibile (già ora) plasmare il messaggio per una riuscita migliore.  

Il tema è talmente ampio e importante che meriterebbe un appuntamento dedicato da affrontarsi soprattutto a livello nazionale, magari nel prossimo congresso, ma certamente è evidente l’importanza della conoscenza tecnologica e della capacità del suo utilizzo, perché il processo è irreversibile. 

Dobbiamo trovare la forza - sempre insieme - di ragionare su come vincere anche questa sfida. Impresa titanica ?
Si, certamente.
Vorrei ricordare New York e Zohran Mamdani:  giovane, mussulmano, socialista. Al di là della vittoria, preziosa, l’uso importante e strategico della tecnologia digitale - per molti osservatori politici il vero motore della vittoria - ha contribuito a riportare la voglia di partecipazione tra le persone.


Ragioniamoci.

Sono tempi drammaticamente complicati, ma oggi tocca a noi: troviamo modi, possibilità, canali. 


I contenuti come ci ha recentemente insegnato Albertina Soliani sono ben  radicati: “noi siamo quelli che nella nostra vita quotidiani vogliono mettere dentro la Storia, quella che cambia il mondo, quella che protegge l’umanità dalla disumanità. L’antifascismo è quella roba li”

Avanti, insieme

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Venti di Pace – Il Saluto di ANPI Fornovo

Valerio Bagatti

Cari cittadini, care cittadine,

amici, compagni, giovani, presenti,

parlare di Pace oggi non è un gesto rituale, ma un atto necessario.

Perché la pace non è soltanto l’assenza di guerra.
È giustizia sociale, libertà, democrazia, rispetto dei diritti umani.
È la base stessa della convivenza civile.

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Noi dell’ANPI, eredi morali della Resistenza, abbiamo imparato dalla storia che la pace si difende ogni giorno.
I partigiani, uomini e donne di ogni età e condizione, hanno combattuto per liberare l’Italia dal nazifascismo.

Ma non solo per vincere una guerra: lottavano per costruire un futuro di pace, dignità e diritti. Quel futuro è la nostra Costituzione, nata proprio dall’orrore della guerra e dalla speranza nella Pace.

Oggi però, nel cuore dell’Europa, a Gaza e in molte altre parti del mondo, la Pace è di nuovo minacciata. Vediamo conflitti che si moltiplicano, muri che si alzano, retoriche d’odio che tornano a fare breccia nei cuori e nelle politiche.

In questo contesto, tacere sarebbe complicità.

L’ANPI dice no a ogni forma di fascismo, militarismo e nazionalismo aggressivo.

L’ANPI dice no alla guerra come strumento per risolvere i conflitti.

E l’ANPI dice sì al disarmo, alla diplomazia, al dialogo tra i popoli, alla cooperazione internazionale.

Ma la pace non si chiede solo ai governi: si costruisce dal basso. Nelle scuole, nei luoghi di lavoro, nei quartieri, nelle famiglie. Ogni gesto di solidarietà, ogni parola che educa al rispetto, ogni scelta che rifiuta l’odio, è un mattone di pace.

Noi ci appelliamo soprattutto ai giovani.
A voi che non avete vissuto la guerra, ma potete ereditarne le lezioni.
A voi che potete scegliere ogni giorno da che parte stare.
Non lasciate che vi rubino la speranza, il coraggio, la memoria.
Studiate la storia.
Difendete la verità.
Coltivate la pace come un seme fragile ma potente.

In un mondo che corre verso la divisione, noi scegliamo l’unità.

In un tempo che esalta la forza, noi scegliamo la coscienza.

E di fronte alla guerra, noi – come i partigiani – scegliamo la Resistenza.
La resistenza alla violenza, all’indifferenza, alla rassegnazione.

La pace non è mai un dono: è una scelta quotidiana.
Facciamola insieme.

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Gaza: Comunicato ANPI Nazionale

📍“Non bastano le dichiarazioni di Netanyahu sulla realizzazione della Grande Israele con l’occupazione della Cisgiordania e la colonizzazione di Gaza, avviata proprio ieri dall’esercito. Non bastano gli incessanti massacri quotidiani nella Striscia, da tempo diventata una gigantesca fossa comune. Non bastano gli assassinii mirati, ultimo quello del calciatore palestinese Suleirnan al-Obeid. Non basta l’orribile gesto dell’atleta israeliano Ido Peretz che prima della gara ha mimato uno sgozzamento. Non basta, ancora, il recentissimo eccidio di sei giornalisti palestinesi.


Ieri il ministro Ben Gvir, noto delinquente razzista e fascista, si è recato nella cella dove sta marcendo da anni il leader  palestinese Marwan Barghouti, oramai in precarie condizioni di salute, per irriderlo e sbeffeggiarlo. Ben Gvir è un vero vigliacco. 


Si è superato ogni limite di umanità e di morale. Non è più tempo di vuote parole di condanna. Se l’UE e il governo italiano hanno ancora un briciolo di dignità e di rispetto dei diritti umani, sospendano subito ogni accordo commerciale con Israele, cessino l’import-export di armi, comminino sanzioni al governo israeliano che si sta comportando in modo criminale. E si riconosca finalmente lo Stato di Palestina.


Chi non agisce è complice”.

 
Gianfranco Pagliarulo  Presidente nazionale ANPI 
19 agosto 2025
 

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Venti di Pace – V°Edizione

Sabato 23 Agosto
V° Edizione Venti di Pace 

Parrocchia S.Giovanni Battista Vizzola 
Associazione MeloRosa
Arci "Antonio Guatelli"
ANPI Sezione di Fornovo
Comune di Fornovo di Taro

in collaborazione con

Gruppo della Pace - Valli del Taro e del Ceno

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Occupazione totale di Gaza

Pagliarulo: "L'annuncio dell'occupazione totale di Gaza suona come il compimento della Grande Israele, con l'eccidio dei palestinesi e la cacciata dei superstiti. Giorgia Meloni dia prova di dignità richiamando l'ambasciatore"

📍 "Altro che salvare gli ostaggi! L'annuncio dell'occupazione totale di Gaza suona come la loro condanna a morte. Ma è specialmente la conferma del progetto della Grande Israele, cioè dell'annessione della Striscia e, di fatto, dell'intera Cisgiordania. Il che vuol dire proseguire nell'eccidio dei palestinesi e cacciare i superstiti. Si tratta di un progetto criminale di dimensioni bibliche che completa il massacro in corso da tempo, nonostante le proteste di tanta parte dello stesso mondo ebraico. L'appoggio di Trump a tale progetto è una sentenza di condanna definitiva sul suo operato. L'inerzia e il silenzio dell'occidente è il punto più di un abisso morale in cui da tempo sta scivolando. Mai come oggi occorre la cessazione di qualsiasi traffico d'armi e la sospensione immediata del trattato commerciale UE-Israele. È desolante il comportamento del governo italiano che brilla per collusione. Giorgia Meloni dia una prova di dignità richiamando l'ambasciatore e, ove il progetto di Netanyahu venisse messo in pratica, mettendo in discussione le relazioni diplomatiche con Israele."

 
Gianfranco Pagliarulo  Presidente nazionale ANPI 
5 agosto 2025
 

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